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Lo studio nazionale multicentrico per validare la teoria Zamboni.

Consensus Conference.

L’Umberto I, Policlinico di Roma, è sede dell’Osservatorio Epidemiologico Nazionale sull’Insufficienza venosa cronica cerebro spinale (CCSVI), possibile causa della sclerosi multipla e ha ospitato la
“Consensus Conference” per l’adozione della MEM-net, la Mappa Emodinamica Morfologica Venosa.

di Roberta Manfredini

Presso il Dipartimento di Scienze Cardiovascolari e Respiratorie dell’Umberto I, si è tenuta laConsensus Conference per l’adozione, da parte di tutti i Centri italiani che studiano l’insufficienza venosa cronica cerebro spinale (CCSVI), della Mappa Emodinamica Morfologica (MEM-net), per la raccolta di dati condivisibili e standardizzati, utili a validare scientificamente la teoria del Prof. Paolo Zamboni. Secondo il Prof. Zamboni, Direttore del Centro Malattie Vascolari dell’Università di Ferrara, quasi tutti i pazienti con sclerosi multipla presentano una malformazione delle vene principali del collo (rilevata con ecodoppler), causa diretta della CCSVI e che, di conseguenza, faciliterebbe gli accumuli ferrosi encefalici, ai quali l’organismo risponderebbe con reazione immunitaria. Quindi, sempre secondo Zamboni, tutto ciò è direttamente correlato alla sclerosi multipla.
L’Umberto I è la sede operativa dell’Osservatorio Epidemiologica Nazionale per l’adozione della MEM-net da parte di tutti i Centri italiani che vorranno aderire allo studio. Abbiamo chiesto quindi al prof. Prof. Francesco Fedele ,  Responsabile scientifico dell’Osservatorio, l’importanza di questa iniziativa. “Si tratta di un’iniziativa che parte dall’ipotesi di Zamboni, secondo cui una componente nella genesi della sclerosi multipla potrebbe essere legata proprio all’insufficienza venosa cerebrovascolare cronica; da qui la necessità di vagliare i pazienti anche da un punto di vista angiologico venoso, con esami strumentali adeguati a verificare la presenza effettiva di questa patologia. Esiste una grossa discussione in tal senso e noi, in quanto universitari, vogliamo verificare senza alcun pregiudizio la reale validità di tale ipotesi. Per poterla vagliare e per ridurre il rumore di fondo che esiste su questa tematica, è necessario però avere delle metodiche condivise con i diversi Centri che fanno questi esami strumentali, per elaborare dei dati che siano omogeneamente raccolti e poter dare quindi una risposta di tipo epidemiologico e, successivamente, terapeutico. Il nostro Dipartimento è predisposto proprio a fare questo. Abbiamo un laboratorio che si occupa di angiologia, ovvero la nostra Unità dipartimentale di diagnostica strumentale cardiovascolare e angiologica, sotto la responsabilità del prof. Luciano Agati. Io poi ho personalmente la responsabilità scientifica dei risultati ottenuti. L’iniziativa che abbiamo voluto intraprendere è quella di una “consensus conference”, cioè una riunione per invitare al consenso univoco tutti Centri che in Italia lavorano in questo settore, per poter avere una condivisione nei parametri da studiare e nelle modalità di refertazione. In questo modo volgiamo ottenere un database certo, che riesca poi a stratificare i dati nei diversi gradi di patologia venosa, fornendo delle risposte su quella che è l’incidenza nell’ambito della patogenesi della sclerosi multipla e anche per quanto riguarda le possibilità terapeutiche.”
“I dati - ci spiega poi il dott. Francesco Ciciarello , che opera all’interno dell’Osservatorio sul versante angiologico - verranno forniti da tutti gli specialisti interessati alla metodica e alla ricerca di questo nuovo “pattern” vascolare (così definito dal prof. Zamboni) e costituiranno un formidabile strumento per l’Osservatorio che, come accade nello studio e nella cura di qualsiasi malattia, dovrà assolvere al compito fondamentale di delinearne apposite Linee Guida, che saranno poi il punto di riferimento per tutti quelli che vorranno lavorare sulla CCSVI. Ora il nostro scopo è ottenere la collaborazione di tutti i Centri dedicati alla malattia, affinché contattino l’Osservatorio e forniscano i dati della loro ricerca.”“Attraverso questo strumento informatizzato e disponibile in rete con un accesso molto facilitato su tutto il territorio nazionale – aggiunge il prof. Sandro Mandolesi , che ha fornito la sua preziosa collaborazione all’Osservatorio - i Centri che attualmente stanno lavorando sulla CCSVI potranno registrare e introdurre, in modo standardizzato, dati che potranno essere utilizzati da un punto di vista scientifico. Potremo raccogliere così in pochissimo tempo un numero notevole di dati. Tutta la produzione scientifica sarà basata su dati confrontabili e ripetibili. È questo il motivo per cui è estremamente utile che l’esame ecocolordoppler, complesso, lungo e soggetto anche ad errori umani nella lettura, trascrizione e interpretazione, sia associato a un sistema informatizzato: questo sistema è la Mappa dell’Osservatorio, che viene messa a disposizione di tutti i Centri italiani, previa ovviamente una preparazione adeguata”.